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LA STRADA - DINTORNI
CUSERCOLI
Piccolo borgo medievale adagiato sulla destra del fiume Bidente, fra Meldola e Civitella di Romagna, la romana Cusercoli (Clusum Herculis) è il fiore all’occhiello di questa rigogliosa valle. La rocca di Cusercoli sorse in età medievale, intorno al XII secolo, su una prima fortificazione del periodo tardo romano; di quest’ultima rimane un imponente muro di pietra a secco. La fortezza apparteneva all’Abbazia di Sant’Ellero, come risulta dalla bolla di Papa Innocenzo II datata 1213, e agli Arcivescovi di Ravenna. Il feudo era compreso nella contea di Giaggiolo, i cui signori erano i Malatesta di Giaggiolo, discesi dal famoso Paolo immortalato da Dante Alighieri nel V canto dell’inferno. Nel corso del XIV secolo, i Malatesta fecero costruire, accanto al castello, un palazzo fortificato utilizzato come residenza del feudatario. Nel XVI secolo, probabilmente per le pessime condizioni in cui la fortezza versava, i Malatesta la cedettero ai Guidi di Bagno che ne mantennero il possesso sino al XIX secolo. Nella Seconda metà del 1700, i Conti Guidi apportarono profonde modifiche alla rocca, per adeguarla alle proprie esigenze abitative. Vi aggiunsero infatti i giardini pensili e la chiesa di san Bonifacio, al posto della piccola chiesa di Sancta Maria de Saxo rovinata da un’alluvione nel 1750. Lo stemma dei Guidi di Bagno è ben conservato sopra la cosiddetta “Portaccia”, antico ingresso al borgo da sud-est. Oggi, con il borgo antico che si snoda ai piedi del castello, il complesso emana uno straordinario fascino, sia per i segni dell’antico fasto che per la sua particolare posizione di dominio sul territorio circostante. Perla dell’archeologia industriale in Val Bidente è la Cartiera, la più antica di Romagna. Costruita dai Conti guidi di Bagno nel 1637, essa ha continuato la sua attività fino all’inizio del 1900. Famosa per la produzione di pietre e rosari, Cusercoli ne confeziona migliaia ogni anno con vari materiali (perle, legno, plastica fosforescente o semi di piante), esportandoli poi in tutto il mondo. Da esaltare infine la cucina, ricca di tradizioni e antichi sapori, riproposta con maestria dalle “azdore” anche in occasione delle sagre.
DOVADOLA
Deliziosa cittadina che dista 19 Km da Forlì “Duo Vadora” di origine latina (due guadi) si trova fra due passaggi del fiume Montone: Ponte dell’Annunziata a valle della Badia a monte. Pregevole esempio di architettura militare medievale, rappresenta il nucleo fortificato di un ampio sistema difensivo disseminato nel territorio circostante. Del Castello dei Conti Guidi non restano che le cerchia murarie, integrate nelle nuove urbanizzazioni. Il maschio è costituito da un imponente torre a sezione quadrata, alta 30 metri, all’interno della quale sono ricavate sei stanze sovrapposte servite da una scala a chiocciola in arenaria. Si eleva 47 metri dal piano stradale e consente di dominare l’intera valle. Nel 1405 diventò proprietà della Repubblica Fiorentina. Ma Dovadola non è riconosciuta solo per la Sagra del Tartufo, infatti è possibile visitare: l’Abbazia di S. Andrea fondata nel XII secolo dai Cluniacensi, con dipinti della scuola faentina (sec. XV°) e bolognese (sec. XVII°) non chè il sarcofago di Benedetta Bianchi Porro (1936-1964) morta in concetto si santità; la Chiesa della SS. Annunziata (voluta dai Domenicani nel 1318) dove riposano le ceneri del celebre glottologo Antonio Raineri Biscia ed è possibile ammirare un pregevole crocifisso ligneo del trecento, restaurato a Grenoble con particolare trattamento, utilizzando l’energia nucleare; l’Oratorio di S. Antonio e di S. Gennaro, esempio di architettura sacra del settecento, con all’interno dipinti di Giacomo Zampa; l’Eremo di Monte Paolo, che ricorda la permanenza di S. Antonio dove si preparò al suo prodigioso apostolato in solitario ritiro, dopo aver conosciuto S. Francesco al Capitolo Generale dei frati alla Porziuncola di Assisi, nel 1221.

